Il sistema di scrittura giapponese
Nell'anno 391 DC una spedizione giapponese in Corea salvo' il Re di Paikche da una sconfitta da parte del suo nemico il Re di Koguryo. Nell'anno 400 circa il Giappone fu premiato per l'assistenza offerta in tale occasione. La gratitudine del Re arrivo' in forma di libri il cui contenuto rappresentava qualcosa che allora in Giappone non esisteva. Quel qualcosa era il linguaggio scritto! Se tale sistema di scrittura fosse stato il sistema han'gul ,sviluppato dalla Corea piu' tardi nella storia, il Giappone sarebbe stato in grado di applicare al suo linguaggio il sistema sillabico di scrittura piu' facilmente di quanto non sia stato in realta'. Putroppo quei libri contenevano scritture cinesi. L'applicazione del sistema di scrittura cinese monosillabico alla lingua giapponese multisillabica si rivelo un compito molto complesso e difficile. Prima di intraprendere tale impresa un giapponese che avesse voluto usare un libro doveva conoscere la lingua cinese. Nel 552 il Re di Paikche spedi' alla corte del Giappone, tra gli altri regali, alcuni volumi di scritture Buddiste ed una lettera di lode per aver abbracciato la nuova fede. Di nuovo la scrittura cinese veniva trasmessa in Giappone.
E' interessante notare qui che i caratteri cinesi usati oggi in Giappone non assomigliano a quelli cinesi di uso corrente. Questo non e' dovuto alla variazione avvenute nella scrittura giapponese attraverso i secoli ma bensi' alla modifiche apportate al loro sistema di scrittura dai cinesi stessi.Se uno studiasse scritture cinesi tradizionali noterebbe un certa somiglianza con i caratteri giapponesi moderni.
Una volta che i giapponesi svilupparono una certa comprensione del sistema di scrittura cinese tentarono di applicarlo alla scrittura della loro lingua. Comunque molte furono le difficolta' da affrontare durante il processo di adozione del sistema di scrittura cinese in Giappone. Inizialmente per far uso dei caratteri cinesi ne fu trascurato completamente il significato e furono usati solo per il loro valore fonetico. Un carattere veniva usato per rappresentare una sillaba giapponese. Per esempio la parola giapponese Onna che significa "donna" veniva scritta usando due caratteri cinesi la cui pronuncia in cinese era rispettivamente "On" e "Na" qualunque fosse stato il loro significato. Bisogna notare qui che che piu' caratteri cinesi diversi possono avere la stessa pronuncia ed inoltre due caratteri che i cinesi pronunciano diversamente a causa dell'accento risultano uguali per un giapponese la cui lingua non e' basata sulla diversa tonalita' dei suoni. Il compito di adattare i suoni del giapponese ai caratteri cinesi viene quindi reso ulteriormente difficoltoso a causa di queste peculiarita' delle due lingue. La parola Onna poteva essere resa con piu' coppie di caratteri che avessero avuto rispettivamente la pronucia "On" e "Na". Per superare queste difficolta' erano necessarie delle regole fonetiche rigide per applicare la scrittura cinese al giapponese.
Un secondo metodo adottato fu quello di usare un carattere cinese per il
suo significato e di attribuirgli la pronuncia giapponese che gli corrispondeva. La stessa
parola Onna ora non viene piu' rappresentata da due caratteri cinesi con pronuncia
"On" e "Na" ma dal caratterre cinese che significa donna
a prescindere dalla sua pronuncia cinese.
Questi successivi tentativi di adattamento spiegano oggi in parte la difficolta' dello studio del giapponese scritto in quanto un carattere "giapponese" (in realta' non esistono caratteri giapponesi ma solo caratteri cinesi a parte pochissime eccezioni di ideogrammi inventati completamente in giappone ) presenta, a seconda del contesto in cui si usa, due diverse pronuncie; quella derivata dal cinese e quella giapponese stessa che corrisponde al significato del carattere (la realta' e' ancora un po' piu' complessa in quanto successive evoluzioni hanno portato un carattere ad avere contemporaneamente piu' pronuncie sia di origine cinese che giapponese; valga come esempio il caso del carattera che significa "donna" . Le sue pronunce di origine cinese (On-yomi) sono jo nyo nyoo e quelle di origine giapponese (Kun-yomi ) onna e me). Il primo tentativo di sistematizzare le regole di pronuncia dei caratteri cinesi per il loro adattamento alla lingua giapponese si ebbe con la famosa raccolta di poemi chiamata Manyoshu che rappresento' una pietra miliare nello percorso di sviluppo del giapponese scritto.
Mentre i Kanji continuavano ad essere usati in Giappone la loro complessita' e difficolta' d'uso porto allo sviluppo di due altri sistemi di scrittura di tipo fonetico. Il primo chiamato Hiragana fu formato prendendo lo stile corsivo di un Kanji e semplificando l'intero carattere. Al carattere cosi' ottenuto veniva poi attribuita la pronuncia del Kanji corrispondente senza mantenerne assolutamente il significato. Queste forme semplificate dei caratteri cinesi erano molto piu' convenienti per transmettere per scritto il linguaggio giapponese. Come uno si potrebbe aspettare si svilupparono molte varianti diverse di Hiragana. L'autorita' sulla standardizzazione dell'Hiragana e' ancora poco chiara agli studiosi. Potrebbe essere dato credito al clan Fujiwara che controllava la societa' altamente ritualistica ed aristocratica di corte. Dopo tutto l'intero paese a quel tempo non veniva istruito sui metodi di scrittura. Un'altra possibilita' era quella che fosse stato il monaco buddista Kobo Daishi ad essere responsabile della standardizzazione dell'Hiragana. Kobo Daishi noto anche con il nome di Kukai era un monaco molto carismatico che fece ritorno da una missione in Cina dopo essersi raffinato nella discipline della poesia, della calligrafia e dell'arte. Lo stile corsivo e scorrevole dell'Hiragana lo rendeva ideale per tutte e tre le discipline. Kukai era uno dei principali monaci buddisti dell'Era Heian ed ancora noto a molti giapponesi. Parte della sua influenza puo' indubbiamente essere attribuita alla sua abilita' nel linguaggio scritto. Un'altro punto a supporto della sua influenza sul sistema fonetico e ' che egli imparo' anche il Sanscrito mentre era in Cina. L'esposizione ad un sistema fonetico come il Sanscrito l'avrebbe sicuramente aiutato rispetto alla possibilita' di concepire l'alfabeto Hiragana.
L'Hiragana fu presto rinominato con il termine giapponese "onnade" che significa mano di donna. Questo nome gli fu dato a causa della sua popolarita' tra le donne giapponesi. Al tempo il sistema di scrittura dei Kanji veniva considerato troppo difficile per le donne poiche' richiedeva anni di studio. Le donne del tempo usavano l'Hiragana per i loro diari, la corrispondenza e per composizioni poetiche e letterarie. Come risultato si ebbero i piu grandi poemi dell'Era Heian scritti da donne usando l'Hiragana. "The Tale of Genji", "The Pillow Book" e "The Gossamer Years" sono tutti romanzi dell'Era Heian che furono scritti da donne e che forniscono molta dell'informazione che abbiamo circa questo particolare momento della storia del Giappone. Allo stesso tempo gli uomini continuarono con l' uso dei Kanji in quanto venivano usati nel campo degli studi.
Anche gli studenti giapponesi di buddismo avevano problemi a stare al passo con i Kanji. Come viene spiegato da Hadamitzky e Spahn e' a loro che si deve lo sviluppo del secondo sistema fonetico di scrittura. Sembra che gli studenti che prendevano appunti durante le lezioni avessero spesso problemi con la pronuncia ed il significato di Kanji poco familiari. Per poter stare al passo con il ritmo delle lezioni si rese necessario lo sviluppo di un sistema stenografico. Invece di adottare l'Hiragana fu sviluppato un altro sistema di scrittura anch'esso puramente fonetico. Un cambiamento interessante nel metodo di derivazione del carattere consistette nell'uso di solo una parte del carattere cinese il cui suono si voleva rappresentare. Questa forma di scrittura era anche molto piu' angolare nel tratto rispetto all'Hiragana. Rimane pero' il dubbio sul perche' gli studenti non usarono piu' semplicemente l'alfabeto fonetico gia' a disposizione (l'Hiragana). Forse perche' temevano che le donne potessero essere capaci di leggere i loro appunti ? Questo nuovo sistema di scrittura chiamato Katakana inizio' ad essere usato nei campi della scienza e dell'apprendimento.
Una volta che i due sistemi di scrittura fonetica furono sviluppati vennero quindi usati indipendentemente l'uno dall'altro fino al 1800. Sotto l'incentivo della restaurazione dell'Era Mejii e dell'idea di modernizzazione il governo finalmente riformo' il sistema di scrittura. Sostanzialmente i Kanji vengono usati per i nomi propri, i sostantivi e le radici dei verbi. L'Hiragana viene usato per le differenze tra la grammatica giapponese e cinese. Per esempio l'Hiragana viene aggiunto alla radice di un verbo rappresentata da un Kanji per coniugarne il tempo ed il modo. Il Katakana viene usato per scrivere parole adottate da lingue straniere ( a causa degli stretti rapporti economico culturali tra il Giappone e gli Stati Uniti d'America ad oggi centinaia di parole americane sono venute a far parte della lingua giapponese e vengono scritte in Katakana) diverse dal cinese e pure per rappresentare parole che descrivono suoni, movimenti e versi di animali. Nel giapponese moderno le tre forme di scrittura (Kanji, Hiragana e Katakana) vengono usate contemporaneamente in un testo scritto. Basta sfogliare le pagine di un quotidiano per notare subito come i tre sistemi si integrano a vicenda. Oggi in giappone si fa anche un uso limitato dell'alfabeto romano specialmente da quando l'economia giapponese si e' aperta all'occidente. I caratteri degli alfabeti occidentali vengono usati principalmente per i marchi commerciali sui prodotti. A tutti sono noti i nomi di HONDA, SUKUZI, MITSUBISHI, SONY, KAWASAKI, TOSHIBA, FUJITSU ed altri che vengono scritti con i caratteri degli alfabeti occidentali. Includendo questo quindi la lingua giapponese scritta fa un uso contemporaneo di 4 sistemi di scrittura diversi !!!!
Uno si potrebbe chiedere come il giapponese sarebbe stato se fosse stato
introdotto l'alfabeto romanico, come qualcuno aveva suggerito durante la
restaurazione del periodo Mejii. Cio' e' molto difficile da immaginare ora che il sistema
di scrittura giapponese e' divenuto una parte cosi' forte ed integrante della cultura del
paese. E' stato suggerito che il sistema cinese basato sugli ideogrammi e' necessario a
causa dell'alto numero di omofoni della lingua giapponese. Due parole con la stessa
pronuncia ma con significato diverso si possono subito distinguere osservando il carattere
cinese equivalente. Per esempio il carattere che significa "Ponte"
e quello che significa "Bastoncini cinesi per
mangiare"
hanno entrambi come
pronuncia la parola "HASHI".
Sebbene la scrittura giapponese sia derivata in grande parte da quella cinese ad oggi essa e' diventata un sistema assolutamente unico. La scrittura giapponese ha una sua qualita' estetica che di per se stessa spiega molto della sua storia.
Le piu recenti riforme del sistema di scrittura giapponese risalgono al periodo successivo alla seconda guerra mondiale:
Nel 1946 il numero di kanji autorizzati per uso in pubblicazioni ufficiali fu limitato a 1850 (Tooyoo Kanji). Il loro numero divenne 1945 con un ordine del 1981. Da quest' ultimi 1006 furono selezionati in un sottogruppo (Kyooiku Kanji) con lo scopo di essere insegnati nei primi sei anni di educazione scolastica.
Le pronuncie On (cinese) e Kun (giapponese) sono state limitate a circa 4000 nel 1981.
Molti Kanji sono stati semplificati nei tratti o sostituiti con altri piu' semplici da scrivere.
Regole uniformi furono dettate sul numero e la sequenza dei tratti necessari per scrivere un carattere.
Alcune statistiche dicono che un giapponese di cultura media e' familiare con circa 3000 caratteri e che il numero totale di caratteri usati nella scrittura odierna, includendo materiale tecnico e letterario, e' di circa 6000-7000. Il dizionario di giapponese moderno piu' completo riporta un totale di 20.000 kanji usati nella letteratura di tutti i tempi mentre i dizionari cinesi che riportano tutti i caratteri mai usati in letteratura raggiungono la cifra di 40.000. Un'altra statistica interessante per lo studente straniero di giapponese e' che la conoscenza dei 1006 Kyooiku Kanji permette la comprensione di circa il 90% del materiale scritto in circolazione e la conoscenza dei 1945 Jooyoo Kanji permette la comprensione del 99% di tutto il materiale scritto.
Riferimenti bibliografici
Hadamitzky, Wolfgang, and Mark Spahn. Kanji and Kana. Japan: Charles E. Tuttle Company, 1981.
Rosenfield, John M., and Shujiro Shimada. Traditions of Japanese Art. Harvard University: Fogg Art Museum, 1970.
Sansom, George. A History of Japan to 1334. Stanford, California: Stanford University Press, 1958.
Wakan, Naomi. Japanese-an appetizer. Victoria: Pacific-Rim Publishers, 1990.